LA STORIA DI MOSÉ NELL'ISLAM



"Disse [Allah]:- O Mosè, ti ho eletto al di sopra degli uomini per [affidarti] i Miei messaggi e le Mie parole. Prendi ciò che ti do e sii riconoscente"

(Corano, sura 7, vers. 144)

La storia del Profeta Mosè (su di lui la pace), sicuramente è molto conosciuta, in quanto fu narrata anche dalle Sacre Scritture precedenti. Egli fu un altro fra i prescelti da Allah per portare agli uomini la Sua Parola, e per salvare il popolo ebraico dalle vessazioni alle quali all'epoca quest'ultimo era soggetto in terra d'Egitto.
Quando Mosè nacque, il Faraone, temendo una profezia che annunciava la venuta di un uomo ebreo che avrebbe posto fine alla sua tirannia, diede ordine di uccidere tutti i neonati ebrei. Il piccolo Mosè si salvò miracolosamente, in quanto la madre ricevette un' ispirazione da parte di Allah, che le suggerì di mettere il bambino in una cesta, e di affidare questa cesta alle acque del fiume Nilo. Lei lo fece, ed il bambino fu salvato proprio dalla moglie del Faraone, che si affezionò subito ad esso e volle quindi crescerlo presso di lei come se fosse suo figlio. La vera madre era naturalmente addolorata dall' accaduto, perchè pur sapendo che Dio avrebbe provveduto a salvare il suo bambino, ne sentiva la mancanza. Allora, Allah l' Altissimo volle alleviare le sue sofferenze, facendo sì che la sorella di Mosè proponesse alla moglie del Faraone (ovviamente senza dichiarare che il piccolo era suo fratello) che la sua stessa madre facesse da balia al bimbo. Ella accettò, così la vera madre poté tenere con sé il figlio durante il periodo dell' allattamento. Passato questo periodo, il bambino venne riportato a palazzo, e fu cresciuto come un componente della famiglia reale.


Mosè, comunque, sapeva di essere ebreo, infatti un giorno uccise un egiziano per difendere un uomo che aveva le sue stesse origini. Dopo di ciò, fuggì via, in quanto ebbe paura delle reazioni successive al suo gesto. Chiese perdono a Dio per ciò che aveva fatto, ed Egli glielo concesse, e sperò nella Sua protezione. Poi, durante la sua fuga si ritrovò nella città di Madian, e si mise a servizio di un uomo che volle ricompensarlo in questo modo avendo aiutato le figlie ad abbeverare i loro cavalli, e sposò anche una di esse. Dopo vari anni, terminato il periodo di lavoro concordato, si mise in viaggio con la sua nuova famiglia, e, ad un certo punto, passò nei pressi del monte Sinai, sul quale vide ardere una fiamma, alla quale volle avvicinarsi per permettere loro di potersi scaldare con essa. Giunto là, si accorse della natura miracolosa di quella fiamma: era di colore verde, e proveniva da un albero che ardeva senza però consumarsi. E dopo ciò, accadde un altro fatto unico e straordinario: Allah parlò con lui, e gli comunicò la missione al quale era destinato. Come prova della Sua potenza, Allah trasformò il bastone dell' attonito Mosè in un serpente, e gli disse di non temere, e di raccoglierlo. Il serpente ritornò quindi ad essere nuovamente bastone. Mosè fu inoltre guarito dall' Altissimo da un male che affliggeva una delle sue mani (la tradizione indica che fosse ammalato di lebbra), e dopo di ciò, fu da Egli messo al corrente del fatto che doveva andare dal Faraone e proclamare la Gloria e l' Unicità di Dio, e che doveva liberare gli ebrei dalla schiavitù che li opprimeva per condurli in una terra a loro destinata.

Mosè capì ciò che doveva fare, ma, avendo anche timore di essere punito per l' assassinio dell' uomo egiziano, chiese ad Allah di portare con sé suo fratello Aronne per poter essere aiutato e sostenuto nella sua missione, ed Egli glielo concesse, furono così entrambi Profeti. Successivamente, si presentarono con la loro investitura al Faraone, chiedendogli di lasciar andare con loro tutti gli schiavi ebrei, e dicendogli che questo era un ordine Divino. Il Faraone, non volle logicamente ascoltarli, anzi minacciò di imprigionare Mosè se avesse continuato ad affermare che avrebbe obbedito al Dio di cui parlavano e non alla sua persona, la quale a quei tempi era considerata sacra e venerabile. Allah mandò quindi dei castighi e dei segni al popolo egiziano (un'alluvione, un'invasione di cavallette, una di rane, una di pidocchi, tramutò in sangue le acque del Nilo, fece loro subire anni di povertà e carestia) per dar loro una possibilità di redimersi e di credere al Suo Inviato, ma il re d' Egitto e il suo popolo, non vollero riconoscere l' investitura profetica di Mosè, che, portando la Parola di Dio, avrebbe permesso loro di salvarsi dalla miscredenza, ma essi seguitarono a credere alla presunta divinità del Faraone e ai loro altri numerosi déi.

Mosè, comunque, nonostante il loro rifiuto di obbedire alla Volontà dell' Altissimo e le minacce ricevute, seguitò logicamente ad adempiere il suo compito, ma il Faraone lo accusò di essere un pazzo, o fingeva di credere che lo fosse, quindi gli chiese una prova affinché potesse dimostrare la veridicità delle sue affermazioni. Mosè ricevette quindi un'ispirazione da Dio, e gettò il suo bastone da pastore a terra, che si tramutò nuovamente in un serpente, però il Profeta, anziché essere riconosciuto come tale, venne questa volta accusato di essere soltanto un mago, un creatore di illusioni. Perciò si decise di fare un confronto fra di lui e i maghi più esperti della città, che il Faraone convocò. I maghi, incantarono alcune corde in loro possesso, riuscendo a dare l'illusione del movimento, ed anche Mosè rimase inizialmente stupito dell'accaduto. Però Allah lo ispirò nuovamente, quindi gettò un'ulteriore volta il suo inseparabile bastone a terra, che prese vita e divorò le corde dei maghi. Vinse così, grazie a Dio e senza ombra di dubbio, il difficile confronto. Dopo di ciò, addirittura due dei maghi stessi da lui sconfitti, capirono che quel che egli compì non era semplicemente un' illusione ma un miracolo, e quindi riconobbero la Sacra investitura del Profeta, dichiarando di credere all' Unico Dio.

Il Faraone si infuriò, e minacciò di torturare i due maghi se non avessero ritirato ciò che avevano detto, ma essi affermarono nuovamente con coraggio la loro fede. Dopo questi importanti e suggestivi avvenimenti, Allah comunicò a Mosè di radunare gli ebrei e di partire durante la notte, che gli avrebbe concesso di aprire un varco nel mare con un colpo del suo bastone per poterlo attraversare, e di non temere l' armata del Faraone, perchè Egli lo avrebbe protetto. Il Profeta infatti partì, e quando il Faraone tentò di raggiungere lui e i suoi seguaci, le acque si richiusero e il re d'Egitto annegò, e così le sue truppe. Dopo aver attraversato il mare, Mosè si fermò per salire sul Monte Sinai e parlare con Dio, e disse al fratello Aronne di vegliare sui suoi seguaci durante la sua assenza.
Quando salì sul Monte, il Profeta chiese ad Allah di mostrarsi a lui, ma Dio lo castigò per la sua esagerata richiesta (ricordiamo che Mosè fu l' unico Profeta che ebbe il privilegio di sentire con le proprie orecchie la voce di Allah, in quanto gli altri ricevettero ispirazioni spirituali da parte dell' Altissimo, però Egli non parlò mai con loro a viva voce). Il Profeta si rese conto del suo errore, si pentì e ricevette il perdono Divino. Quindi Allah gli consegnò le Tavole sulle quali Egli Stesso scrisse la Sua Volontà e ciò a cui i credenti dovevano adeguarsi affinché potessero essere salvati dalle fiamme dell' Inferno e raggiungere quindi la meravigliosa dimora a loro destinata in Paradiso. Nello stesso tempo, però, nella valle ai piedi del Sinai, gli ebrei prevaricarono su Aronne e costruirono con i gioielli che avevano portato con sé dall' Egitto (gioielli che scambiarono prima dell' esodo con i beni di loro proprietà che non potevano essere trasportati) un vitello d'oro che adorarono come un dio,rompendo così la promessa fatta di credere nel Dio Unico.


Quando il Profeta scese dal Sacro Monte e si rese conto dell' accaduto, si infuriò e rimproverò aspramente suo fratello Aronne, ritenendolo responsabile per non aver controllato la situazione, però egli si difese dicendogli di aver tentato di fermarli, ma che non poté farlo, in quanto era solo contro tutti, perciò impotente. Quindi Mosè, addolorato per l'accaduto, redarguì i suoi seguaci, che alla fine si resero conto dell'infamità commessa, e presero coscienza del fatto che se Allah non avesse concesso loro il Suo perdono e la Sua misericordia, ciò che avevano fatto li avrebbe condotti alla rovina. Continuarono poi il loro cammino, e ad un certo punto, ebbero sete. Mosè venne allora ulteriormente ispirato da Allah, e colpì una roccia con il suo bastone, dalla quale sgorgarono miracolosamente dodici fonti alle quali gli ebrei si abbeverarono, dividendosi tra loro e costituendo in quel momento, pur non sapendolo, le dodici tribù di Israele. Quindi Dio fece scendere per loro dal Cielo manna e quaglie, con le quali poterono anche cibarsi.
Allah, durante il loro lungo viaggio, mise più volte i seguaci di Mosè alla prova, che purtroppo non sempre superarono, comunque alla fine il Profeta li condusse nella terra che Dio aveva scelto per loro, ma i più non vollero entrarvi fino a che Mosè non l'avesse liberata, con il potere di Dio, dai suoi abitanti, che si dice fossero dei giganti o dei tiranni. Chi fra di loro ebbe la fede più salda, cercò di convincere gli altri ad entrare, in quanto certi della protezione Divina, ma in molti non accettarono comunque di farlo. Mosè disse quindi ad Allah che non aveva potere su di loro, ma poteva soltanto garantire per sé e suo fratello Aronne. Egli lo tranquillizzò dicendogli di non affliggersi per questo, e castigò chi non seguì le Sue Volontà rese a loro note dal Suo Inviato, non permettendogli di entrare nella zona che era stata loro destinata e costringendoli ad errare sulla Terra, per un periodo di quarant'anni. Mosè, come tutti gli altri Inviati di Dio, era un uomo buono, capace di distinguere il bene dal male, e venne amato da Allah fin da bambino, ed anche lui, nel Giorno del Giudizio, farà parte delle Genti del Paradiso. Che la pace sia su di lui.

"Ricorda Mosè nel Libro. In verità era un eletto, un messaggero, un profeta."
(Sura n. 19, vers. 51)

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